Angeli Custodi a Milano: non è solo bisogno di casa. E’ qualcosa di molto di più

Il Progetto Angelo Custode e un bisogno oltre la casa a due anni dall’inizio

  •   20 Aprile 2021

Alle varie domande di una persona alla sua fuoriuscita dal carcere o che è sottoposta a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria in misura alternativa alla detenzione o a fine pena il Consiglio Centrale di Milano ha dato una risposta. Ha messo in campo, già nel 2018, Angelo Custode Angelo Custode, il Progetto dedicato alle situazioni multiproblematiche legate al grande tema del carcere. 

Forse non tutti noi  conosciamo il mondo giuridico, il linguaggio proprio degli “addetti ai lavori”, le normative che disciplinano il caso… Sicuramente ci facciamo domande su cosa sarebbe possibile fare, sul come potremmo intervenire. Accanto a una persona in difficoltà, un vincenziano si avvicina e ascolta il bisogno per dare il meglio di sé per poter soddisfare le richieste che gli si presentano.  Ed ecco che un operatore esperto si affianca al volontario per guidarlo ed essere, come lui, un punto di riferimento per la persona seguita anche in una situazione particolare come quella legata ad una esperienza di restrizione della libertà personale.

Ma cos’è “Angelo Custode”?  O, meglio, chi è, per la San Vincenzo milanese?

Siamo partiti da uno dei bisogni primari. Appena usciti dal carcere, per molti uno dei primi bisogni è trovare un luogo dove poter essere ospitati. Non sempre è stato possibile mantenere legami ed ecco che per qualcuno il primo rischio è ritrovarsi senza un tetto, senza una dimora in cui tornare. Ed ecco che due appartamenti della San Vincenzo milanese, due delle Case Ozanam acquisite con il contributo di Fondazione Cariplo, sono destinate a chi è legato a questa esperienza. L’ingresso nella casa è accogliere l’altro che ci chiede aiuto e che spesso non sa come orientarsi nelle stesse richieste da manifestare. Con l’aiuto di un educatore specializzato di A&I scs ONLUS, la persona è orientata a riprendere in mano le diverse problematicità che lo caratterizzano per ricostruire con lui quello scomposto puzzle che appariva la sua vita.

Dopo un anno due anni di progetto, i giovani sinora accolti hanno trovato nei Vincenziani dei compagni di cammino che, nel percorso, hanno anche acquisito nuove competenze di aiuto che rimettono in gioco anche per i prossimi ospiti. Ogni ospite è nelle sue multiproblematicità al fine di fare in modo che, lasciata l’ospitalità temporanea nella casa, possa sostenersi anche economicamente in autonomia. Una autonomia che qualcuno a raggiunto con un ricongiungimento familiare inatteso o impensabile a inizio percorso e che qualcuno ancora deve raggiungere, ma che presto sarà anche sua.  Una autonomia guadagnata anche con esperienze lavorative con tirocini e borse lavoro che hanno dato modo alle stesse persone di riacquistare fiducia in loro stessi e nelle loro competenze.

Ad oggi, dalle Case sono passate tante storie. Più o meno lunghe. Diverse. Ma esitate in avvii di percorsi fuori dalla Casa Ozanam in cui erano ospiti.

E con un aiuto che è stato anche intervento concreto nei bisogni materiali di ogni giorno.

Tutto grazie a un gruppo di vincenziani che si è messo in gioco in una nuova esperienza per il Consiglio Centrale di Milano, ma che è il punto di partenza per essere accanto a tanti altri giovani e persone che hanno, per un momento della loro vita, vissuto ai margini.